Alberto Viani nasce a Quistello, in provincia di Mantova, il 26 marzo 1906 e muore a Venezia il 10 ottobre 1989. Tra i protagonisti della scultura italiana del Novecento, sviluppa un linguaggio plastico originale, fondato su una progressiva sintesi della figura umana e sulla ricerca di un equilibrio tra forma, spazio e luce. La sua opera, caratterizzata da volumi essenziali, superfici levigate e un'intensa sensibilità lirica, occupa una posizione significativa nel panorama della scultura europea del secondo dopoguerra.
Nel 1929 si iscrive all'Accademia di Belle Arti di Venezia, dove studia scultura sotto la guida di Eugenio Bellotto, diplomandosi nel 1933. Negli anni successivi entra in contatto con l'ambiente artistico e intellettuale veneziano, frequentando il circolo del collezionista Carlo Cardazzo e stringendo rapporti con artisti, architetti e critici, tra cui Giuseppe Santomaso, Carlo Scarpa e Giuseppe Marchiori. Dal 1944 è assistente di Arturo Martini all'Accademia veneziana, un'esperienza determinante per la maturazione della sua ricerca. Dopo la morte del maestro, nel 1947, prosegue l'attività didattica al liceo artistico di Venezia; nel 1953 riprende l'insegnamento all'Accademia di Belle Arti della città e nel 1956 ottiene la cattedra di Scultura all'Accademia di Belle Arti di Bologna.
Artista di indole riservata e riflessiva, Alberto Viani conduce un'esistenza prevalentemente appartata, dedicata allo studio e alla pratica scultorea. Appassionato bibliofilo, coltiva profondi interessi filosofici, rivolti in particolare al pensiero di Pierre Teilhard de Chardin, Edmund Husserl, Martin Heidegger e Maurice Merleau-Ponty, accanto a una costante attenzione per la poesia contemporanea. Questa formazione intellettuale accompagna una concezione della scultura intesa come indagine sull'essenza della forma, nella quale la materia si organizza attraverso rapporti rigorosi di volumi, superfici e spazio.
Nel secondo dopoguerra partecipa alle esperienze di rinnovamento dell'arte italiana, aderendo al Fronte Nuovo delle Arti, con il quale espone alla XXIV Biennale di Venezia nel 1948. In questa occasione riceve il Premio della Presidenza della Biennale per giovani artisti italiani, riservato a uno scultore. Pur condividendo inizialmente le istanze del gruppo, sviluppa progressivamente una ricerca autonoma, concentrata soprattutto sulla rappresentazione del corpo femminile. I "Nudi", le "Bagnanti" e le figure distese costituiscono il nucleo più riconoscibile della sua produzione: forme nelle quali il riferimento anatomico viene progressivamente trasfigurato attraverso una sintesi plastica di grande rigore. Nel marmo, nel bronzo e nel gesso, Viani ricerca la continuità dei volumi e la purezza delle superfici, attribuendo alla luce un ruolo essenziale nella percezione della scultura.
La sua affermazione internazionale prende avvio alla fine degli anni Quaranta. Nel 1949 partecipa alla mostra Twentieth Century Italian Art al Museum of Modern Art di New York, dove torna nel 1953 in occasione dell'esposizione Sculpture of the Twentieth Century. Nel 1952 presenta una sala personale alla XXVI Biennale di Venezia, ottenendo il Premio aggiunto del Comune di Venezia per uno scultore. Seguono la partecipazione alla III Biennale di San Paolo del Brasile e alla prima edizione di Documenta a Kassel, entrambe nel 1955, e a Documenta II nel 1959. Queste presenze testimoniano il crescente riconoscimento della sua opera nel contesto artistico internazionale.
Un momento particolarmente significativo della sua carriera è rappresentato dalla XXIX Biennale di Venezia del 1958, dove Carlo Scarpa progetta l'allestimento della mostra personale antologica dedicata alle sue sculture. Il dialogo tra l'architettura espositiva di Scarpa e le forme plastiche di Viani costituisce uno degli episodi più rilevanti del loro lungo rapporto intellettuale e artistico. Nello stesso anno, una versione in bronzo dorato di Nudo al sole viene collocata nel Negozio Olivetti di piazza San Marco a Venezia, progettato da Scarpa per Adriano Olivetti.
Negli anni Sessanta Viani consolida la propria presenza nelle principali manifestazioni artistiche internazionali. Partecipa alla VII Biennale Internazionale di Scultura di Middelheim ad Anversa nel 1963 e alla VIII Biennale di San Paolo nel 1965. Alla XXXIII Biennale di Venezia del 1966 presenta una nuova mostra personale e riceve il Premio del Comune di Venezia riservato a uno scultore italiano. Espone nuovamente alla Biennale veneziana nel 1968 e nel 1972, confermando la continuità di una ricerca che, pur attraversando le trasformazioni dell'arte contemporanea, conserva una propria riconoscibile identità formale.
La produzione della maturità approfondisce ulteriormente il rapporto tra corpo e spazio. Le figure femminili, sempre più essenziali e raccolte in volumi unitari, conservano un'intima tensione tra sensualità e astrazione. La forma non si limita a occupare lo spazio, ma sembra definirlo attraverso il movimento delle superfici e l'equilibrio delle masse. Nel 1977 la Galleria Internazionale d'Arte Moderna di Ca' Pesaro a Venezia dedica a Alberto Viani un'ampia mostra retrospettiva, mentre nel 1980 un'esposizione a Prato, successivamente presentata a Palazzo Te a Mantova, ripercorre la sua produzione in bronzo dal 1949 al 1975.
Le opere di Alberto Viani sono oggi conservate in importanti collezioni pubbliche italiane e internazionali, tra cui la Galleria Internazionale d'Arte Moderna di Ca' Pesaro a Venezia, la Galleria Nazionale d'Arte Moderna e Contemporanea di Roma e il Museo del Novecento di Milano. La sua scultura rappresenta una delle espressioni più originali della ricerca plastica italiana del XX secolo: un linguaggio capace di rielaborare la tradizione classica attraverso una sensibilità pienamente moderna, restituendo alla figura umana una dimensione essenziale, armonica e universale.