Dopo un lungo periodo di sospensione della pittura, dalla fine degli anni ’70 Emilio Vedova torna prepotentemente alla pittura con forza rinnovata, non solo nel gesto ma anche nell’uso del colore. Il viaggio in Messico del 1980 offre all’artista un “caleidoscopio di emozioni”, come lui stesso scrive in una lettera a Rudi Fuchs. Le suggestioni di quanto riportato nel suo Diario de Mexico del 1980-1981 si ritrovano già nella prima serie del ciclo Compresenze del 1981 esposto l’anno stesso a Eindhoven, e riemergono anche nella produzione successiva come dimostra la selezione di tecniche miste riunite per l’occasione, tutte connotate da una forza cromatica che l’artista va riscoprendo anche nei cicli di grandi dimensioni realizzati sin dai primi anni ottanta.
Artista
Dopo la sua adesione al Fronte Nuovo delle Arti, Vedova è tra gli esponenti di maggior rilievo del filone astratto della pittura italiana, basato sul ricorso a una pittura gestuale di grande potenza espressiva. Autore nel 1964 degli Absurdes Berliner Tagebuch, una serie di Plurimi esposti a Documenta Kassel, lega il suo nome ad alcuni importanti cicli pittorici, tra i quali De America (1976-1977), Tondi e Oltre (1985-1986) cui si affiancano i grandi teleri degli anni ’80.